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Fumo? No, grazie!

Il blog dei fumatori passivi arrabbiati

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Viva lo Spot. E poi?

di GIACOMO MANGIARACINA

“Hai visto lo spot del Ministero? Quello con Pozzetto e i bambini contro il fumo?… Proprio caruccio”. In una Italia disposta a incassare tutto oltre al fiasco dei mondiali di calcio, uno spot puo’ bastare. A cosa? A convincere la gente che lo Stato protegga i giovanissimi dal consumo di tabacco e droghe. Qualcuno in Parlamento avra’ avuto legittimi sospetti e l’interrogazione e’ scattata. La risposta del sottosegretario alla salute Eugenia Roccella da cui prendo in prestito qualche stralcio:

“Nei messaggi contenuti negli spot si è voluta richiamare in modo chiaro l’attenzione sulle principali patologie correlate al fumo (tumore, infarto, arteriosclerosi, eccetera). Una delle motivazioni principali dell’iniziazione al fumo e del mantenimento di questa abitudine è, infatti, la mancata percezione del pericolo reale per la propria salute”.

Dunque le brutte malattie causate dal fumo servirebbero ad incrementare la “percezione del pericolo reale”. E come ne e’ stata valutata l’efficacia?

“L’efficacia di questa fase della campagna è stata valutata per mezzo di una ricerca realizzata dall’Istituto «Euromedia Research», che ha evidenziato la riuscita dell’iniziativa e il gradimento dell’attore prescelto come protagonista, soprattutto tra i giovanissimi”.

Proprio così. L’istituto «Euromedia Research» avrebbe evidenziato la riuscita dell’iniziativa e il gradimento dell’attore. Ma a noi interessa piu’ il “cosa succede” proiettando lo spot. Sembra non succeda nulla. Dallo spot pubblicato dallo stesso Ministero su Youtube non si vede in coda alcun richiamo tipo numero verde o email per valutarne l’impatto in termini di accessi ai servizi di prevenzione e trattamento. Ergo, la gente e i ragazzi guarderanno lo spot. E basta. Ma quanto e’ costata questa operazione?

“Questo Ministero ha inteso destinare per la campagna di comunicazione contro il fumo, realizzata nel corso dell’anno 2009, intitolata «Il fumo uccide: difenditi!», una somma pari a euro 1.350.000,00, ricorrendo a fondi destinati all’informazione istituzionale”.

Spendere un milione e mezzo di euro, prelevati da qualsiasi fondo dello stato, per non ottenere risultati, e’ un errore blu. E’ un punto a favore della vendita e del consumo. E’ l’iniziativa ideale delle compagnie e dei rivenditori del tabacco. Loro investono somme maggiori per “educare i minori” a non fumare e hanno pure finanziato il Moige per veicolare progetti inefficaci. E’ proprio la formula che inganna. Educare a “non fare” disorienta anche un cervello abbastanza evoluto. Ingannare poi i cittadini spacciando uno spot caruccio per una “campagna” e’ errore altrettanto grave. Sichia, nel 2004 spese 13 milioni di euro per l’unica campagna tabagismo che sia mai stata realizzata. Duro’ due anni, poi il silenzio, fino agli strilli di questi giorni. Lo abbiamo rievocato con la Lega contro i Tumori il 13 gennaio scorso in un convegno all’Accademia di Storia Sanitaria di Roma e pubblicato su “Tabaccologia”. Si capisce, la crisi c’è e si vede dalla manovra finanziaria che taglia pesantemente fondi proprio alla LILT, unico ente pubblico fortemente impegnato nelle azioni di contrasto al tabagismo. Avremmo preferito che quel miliardo e 350 milioni di euro fosse andato proprio alla LILT. Avrebbe frutatto di piu’.

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Il testo dell’interrogazione parlamentare:

www.camera.it/Camera/browse/453?shadow_organo_parlamentare=1505&bollet=_dati/leg16/lavori/bollet/201006/0617/html/12

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Roma

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C’è chi può e chi non può…

Non so se capita anche a voi, ma in tutti i posti pubblici o privati che siano, nei quali il divieto di fumo “dovrebbe” insistere, capita di vedere quelli che “possono” fumare e quelli che non possono. Tutto dipende da chi vigila, o dovrebbe vigilare, o, comunque dal potere del “capo” o del fumatore stesso. Alla fine si riduce solamente a questo, ad una lotta per per il più forte. E’ forte chi ha un posto di prestigio, di responsabilità, e che quindi può fare quel che vuole, anche trasgredire una legge dello stato. Ciò è dimostrato anche da alcuni servizi giornalistici o televisivi che hanno “beccato” a fumare anche chi le leggi le fa, come i parlamentari, o chi le deve far rispettare, come i pubblici ufficiali o le istituzioni locali. E allora che si fa? Purtroppo troppo spesso non basta protestare, portando avanti il proprio diritto di respirare aria pulita. Se non hai potere non ti si fila nessuno. Se sei un precario, se sei un dipendente di serie B, se hai bisogno di quel lavoro per sfamare la famiglia, chiudi gli occhi e anche il naso…
Ma non dovrebbe essere così, no? Una legge è una legge e un diritto è un diritto, così come il dovere di rispettare il divieto di fumo è per tutti, potenti o no! Allora, cari “potenti” di turno, cari fumatori indisciplinati, e anche cari non fumatori silenziosi ed invisibili, costretti a subire, armiamoci di carta e penna, di telefono e denunciamo! Non siamo noi in torto, noi che segnaliamo la disgressione, ma loro che fumano dove non dovrebbero!
I poteri cambiano, le persone anche, ma i diritti restano!
E spieghiamo loro che il fumo dà fastidio oltre che far male, che fumare vicino alla porta o alla finestra non serve a niente, perchè tanto l’ambiente si inquina lo stesso, e fumare nel proprio ufficio non è un diritto, ma è un dovere non farlo!!!
Spieghiamo a chi sta in un ufficio pubblico che non si deve fumare neanche in orari di chiusura agli utenti; spieghiamo agli operatori sanitari che negli ospedali non si fuma, da nessuna parte! Spieghiamo ai titolari di uffici privati che il proprio ufficio non è come la propria casa, e non si può fare ciò che si vuole sia per rispetto ai colleghi, sia per rispetto a coloro che vi accedono per altri motivi!
Spieghiamo al preside che fuma nel suo ufficio che nelle scuole non si fuma, spieghiamo alla bidella dell’asilo che fumare davanti alla porta aperta fa entrare tutto il fumo nelle aree riservate ai bambini, spieghiamo che non si fuma nei bagni delle scuole, negli androni dei condomini, insomma, in tutti i posti dove chi non fuma deve avere il proprio diritto di respirare!

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Stop al fumo in auto e nei cortili

Nel nuovo disegno di legge proposto in parlamento il divieto di fumo di estende anche nei luoghi aperti di pertinenza di luoghi pubblici e nelle auto.
Il disegno è in esame nella commissione Igiene e Sanità del Senato ed è firmato da Ignazio Marino (Pd) e Antonio Tomassini (Pdl) e prevede anche un fondo per la prevenzione e la riduzione dei danni da tabagismo.

Ci si aspettano ovvie “proteste” dei fumatori, che si sentiranno “ghettizzati” e “limitati” nel loro vizio, ma personalmente reputo questo disegno di legge molto importante per far capire ai fumatori che il loro fumo è nocivo e dà fastidio, e che non è un “diritto”.
Un diritto è invece quello dei non fumatori a respirare aria pulita, anche all’esterno, anche all’aria aperta. Avete mai provato ad assistere ad un concerto all’aperto in una bella serata d’estate? Vi ritroverete con gli abiti puzzolenti di fumo, oltre che affumicati mentre ascoltate quella buona musica…
Ghettizzare i fumatori? Sì, se serve a poter respirare!

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La pubblica amministrazione deve pagare se non fa rispettare il divieto di fumo

Da cassazione.net una buona notizia. Una sentenza che condanna una pubblica amministrazione al risarcimento del danno non patrimoniale per non aver fatto rispettare il divieto di fumo nei suoi uffici.
Questo anche in mancanza di malattie collegate al fumo passivo.
Il Tar ha accolto il ricorso di un dipendente costretto a subire il fumo passivo dai suoi colleghi di lavoro
.
Le indicazioni della costituzione stessa e delle leggi sulla tutela della salute nei posti di lavoro hanno avuto la meglio sulla “tolleranza” che vige spesso nei pubblici uffici. Una “vittoria” dei non fumatori sui trasgressori quasi sempre impuniti. In questo caso ad essere stati puniti sono coloro che avrebbero dovuto vigilare.
Peccato soltanto che si debba arrivare ad una causa in tribunale per veder tutelato un diritto inviolabile: quello alla salute. Segue: ‘La pubblica amministrazione deve pagare se non fa rispettare il divieto di fumo’

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Fumatori di nuovo in aumento

Da questo articolo si evince che forse c’è un “piccolo” problema nella legge contro il fumo. Forse non è servita a molto, visto che i fumatori aumentano, di nuovo. Ma il problema secondo me non è la legge, ma chi non la rispetta o non la fa rispettare. Se tutti la rispettassero i fumatori diminuirebbero, sarebbero costretti dalle circostanze a farlo!
Nei posti di lavoro, soprattutto, la tutela del non fumatore dovrebbe essere maggiormente considerata. Cosa che purtroppo non avviene.
La legge c’è, il trasgressore pure.
E allora le campagne mediatiche, i messaggi terroristici sui pacchetti di sigarette, il divieto di pubblicizzare le “bionde”. Però in tv non c’è film senza che un attore accenda quella fatidica sigaretta…
Allora dov’è la soluzione? La soluzione è solo in un po’ di intelligenza. Il fumo fa male. Il fumo passivo anche.
Dilapidare in fumo salute e denaro non è intelligente. Allora diventiamo tutti un po’  più saggi!

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Rapporto 2009 sulla legge antifumo in Italia

Il rapporto 2009 del governo italiano sulla legge antifumo mostra un bilancio positivo, a distanza di cinque anni dall’entrata in vigore effettiva della legge 16 gennaio 2003, n. 3 , art. 51 “Tutela della salute dei non fumatori (2005).
Risultati incoraggianti, quindi, secondo il rapporto del ministero, anche se nell’ultimo anno si è riscontrato un leggero incremento nei fumatori e nelle vendite di sigarette.
Purtroppo esistono ancora casi di non osservanza della legge, anche in uffici pubblici. Questo dovrebbe essere contrastato non solo dai responsabili del rispetto della legge, ma anche dai singoli utenti dei vari uffici. Se ognuno di noi riuscisse a “protestare” entrando in un qualsiasi ufficio pubblico o privato, facendo una sorta
di stillicidio verso coloro che ancora non rispettano questa legge, forse ci sarebbe più osservanza. Segue: ‘Rapporto 2009 sulla legge antifumo in Italia’

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